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Il FERMANO in un ROMANZO 📜 Il Mercenario da Monteverde — il primo vero romanzo storico Marchigiano (1850) presentato dallo stesso autore, il marchese Cesare Trevisani. <<Questo Romanzo-Storico era compito fino dal 1846. Ragioni che allora mi parvero sufficienti, mi persuasero a non avventurarlo alle stampe. Quindi dalla successione memorabile di tanti politici commovimenti, ritardata fuor della mia volontà la pubblicazione. Ora nel metterlo in luce, non posso dissimulare a' me stesso di riconoscere alcuni gravi difetti, che ingiuriano sconciamente l’opera mia. Sono stato tentato di rifarmi su di essa, e recarvi quegli emendamenti che mi avessero potuto dettare il mio criterio e la maggiore esperienza; ma poi mi sono altramente riconsigliato, parendomi che del tempo perduto in correggere, senza Iuminoso successo, avrei dovuto tirare altro profitto. D'altronde ho qualche fiducia che i difetti notati da me, non leveranno al lettore l'attenzione dall'interesse storico e drammatico, che ho voluto appositamente tenere in movimento sempre continuo e crescente. Questo in riguardo alla parte estetica del mio lavoro; che del resto poi prende uno scopo che mi par nobile ed utile; di ricordare grandi azioni, oggi o non curate o dimentiche. A me non par giusta l'opinione (che pure è di molti) la quale indurrebbe a credere, che a rilevare gli animi degli Italiani alle forti azioni, debbano meglio ricordarsi le storie delle grandi città che offrono di per se stesse una maggiore importanza e rivelano una più ricca messe di gloria. Questa sentenza, che forse può tenere ad ogni altra nazione, io non reputo adattabile all'Italia, ove, o prima o dopo, nelle fasi della sua vita, ogni città, ogni castello, ogni borgo, offre per sé solo un inesausto patrimonio di luminosi ricordi. La storia, che con lungo studio e faticose ricerche, mi sono provato di raccozzare, l'ho desunta dalle cronache di Fermo. Questa città, in oggi da nulla, per vicissitudini di tempi, per rivoluzioni di fortuna, per malvagità d'uomini, o dappocaggine, (che mi par meglio) tanto in basso caduta, vanta le antiche sue glorie, che oggi dimenticano volentieri coloro, a cui il ricordo suonerebbe vituperio e rampogna. La presunsero pelasgica, ma par più fondato il crederla edificata dai Sabini; certo antiromana. Fu amica a Roma, non come suddita, ma come alleata: e la sua fede per la eterna città restò onorevole e proverbialmente testimoniata. Venute le inondazioni barbariche, Fermo soggiacque al destino comune d'Italia, dominata da varie fortune succedentisi co' nuovi conquistatori: e ai tempi de' Longobardi ella solo, colle proprie sue forze durò undici anni contro un assedio stretto, che spuntò finalmente Austero, il quale si rivendicò dell'oltraggio e della tolleranza sottoponendola al sacco, agl'incendi e a tutti gli altri danni di guerra. Quindi vennero le dominazioni papali, e Fermo volontaria si diede ad Adriano I (773): quindi a poco successero le grandi epoche dei Comuni; quindi, coll’andata de’ Papi in Avignone, le spesse e facili voltate delle città pontificie dalla fede e soggezione. Allora più agevoli le occasioni ai grandi rubamenti dei signorotti, o tiranni; qualche volta il furto improntato dell'investitura imperiale; di uno o di un altro di que’ tanti Imperatori Romani, che passeggiavano continuamente in Italia, sempre con incerta e diversa fortuna. In questi tempi di sobbuio, Fermo come tutte le altre città della penisola, ebbe a volta i suoi dominatori; e come le altre città, alcuni ne tollerò, da alcuni fu con più forza assoggettata, da altri si sgavezzò o a buona guerra o con arti micidiali e traverse, che parevano buone a' popoli sofferenti. Da quest’epoca tolgo l'episodio del mio romanzo: azione gloriosa, se le buone cagioni che sole doveano produrla, non avessero orridamente deturpate altre vilissime e sanguinarie, non discolpabile peccato d’italiane effervescenze. Rabbuiatesi le cose d'Italia col principiare delle preponderanze straniere; a peggio condotte dalla rivalità delle grandi famiglie tra lor combattentisi; più ancor soqquadrate negli stati romani dal flagello fatale dei nipotismo; rotte e sconvolte dai molti venturieri cercatori di conquiste e di terre, o per sé o per altrui, durò lunga e tristissima quest’ altr’ epoca, che pure in grandi sventure raccozzò grandi glorie. Allora Fermo, importantissima, fu cima alla fortuna di Francesco Sforza marchese della Marca e Gonfaloniere di S. Chiesa: finché ripentitasi di quel servaggio, almeno non inglorioso, perché di tanta azione, si rivoltò a quella signoria, e ripigliò la sua dipendenza al Pontefice con una prova di valore, di accordo e d'eroismo, che può parere maravigliosa a qualunque popolo, come a qualunque occasione. Allora distrutta da' cittadini invadenti la rocca detta il Girofalco, la più valida in tutta la Marca di offesa e di difesa, Fermo accennò al suo decadimento. Risorse un poco con Oliverotto Euffreducci che aveva grande animo e molte intenzioni tra buone e cattive: poi con Ludovico Euffreducci, nipote del primo, toccò sorte men buona, ed allora Fermo interamente decadde fino al deperimento di oggi. Segnalata per uomini insigni da Lattanzio (che però è dubbio) a Ostilio Ricci maestro nelle matematiche di Galileo; insignita d'una celebre Università fin dai tempi di Lotario I, che poi i Papi, a cominciare da Bonifazio VIII, rifermarono con belli e buoni privilegi; (ed oggi non esiste più, e pochi ricordano che esistesse così luminosa, o lo vorrebbero in tutti obliato), Fermo merita l'attenzione di ogni italiano, e la sua storia non può scompagnarsi dalla grande storia delle vicende universali della nostra patria. Da ciò la mia opinione che il raccontare degli avvenimenti anche municipali, quando valgano a meritare l'interesse che vuolsi destare in altrui, sia opera lodevole, e tanto maggiormente quando gli avvenimenti che si trascelgono, accennino ad un nobile scopo, sebbene debba sciaguratamente cercarsi attraverso occasioni e impedimenti spesso illaudabili e ingenerosi.>> Disponibile su Amazon in diversi formati https://amzn.to/3WVgKLN

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